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DiAriana

Italiani innamorati del sushi

Nelle nostre città più grandi sono un avvistamento decisamente consueto, ma anche in provincia aumentano sempre di più i ristoranti che servono sushi o quelli che sfruttano la forma e la preparazione di questa pietanza giapponese per inserire del simil-sushi nei propri menu. Sono due indicatori importanti che ci segnalano quanto sia amato questo piatto nel nostro paese.

Una lunga storia d’amore

Oggi diamo per scontata la presenza dei piatti di origine giapponese nei nostri supermercati e nelle nostre strade: alghe nori, zuppe di miso e mirin sono facilmente reperibili e sushi e ramen sono diventati familiari per tantissimi. Va detto però che non fu un inizio semplice: nel 1976 Minoru Hirazawa ebbe problemi a trovare gli ingredienti per cucinare nel ristorante Tokio di Roma, il primo giapponese d’Italia. Quel posto non esiste più, ma gli sopravvive Poporoya, che Hirazawa aprì l’anno successivo a Milano ed è il più longevo sushi bar della nostra nazione.

Perché piace il sushi?

Porzioni piccole, adatte anche a una pausa pranzo veloce; ingredienti freschissimi (sempre che si stia mangiando in un luogo di qualità!); versatilità dell’ambiente – si va dal molto formale all’informale a seconda del locale: è per questi motivi che sushi e sashimi, e gli altri piatti della tradizione giapponese, sono così amati dagli italiani!

DiAriana

Tutti pazzi per il brunch

In un tempo non molto lontano il brunch era sconosciuto agli italiani, che al massimo conoscevano la sua versione festiva: la tradizionale colazione salata della mattina di Pasqua! Con l’arrivo del XXI secolo, questo pasto a metà strada tra pranzo leggero e colazione, invece, rinforzata, è diventato un appuntamento consueto e per moltissimi irrinunciabile.

Paste fredde? Non solo

Sono tantissimi i locali a cavallo tra il vero ristorante e il lounge bar che ogni settimana si dedicano a questa forma di ristorazione mutuata dal mondo anglosassone, tanto che sono a centinaia ormai i siti specializzati chiamati a esprimere la loro preferenza sul brunch migliore o più abbondante.

Il Covid certamente ha messo uno stop alla tradizionale maniera di gustarlo, con il buffet libero dal quale servirsi liberamente fra carni, salumi, uova cucinate in mille maniere o paste fredde – un classico italiano che ha trovato nuova vita in questa dimensione.

Tuttavia, anche nella sua versione à la carte il brunch rimane amatissimo e conquista sempre più fasce della popolazione, anche quelle un po’ più agées, che preferiscono questa maniera informale di essere conviviali senza doversi impegnare in cucina per ore e scegliendo dal menu pietanze sfiziose, per lo più servite in porzioni più moderate.

Oltre ai piatti di matrice anglosassone, fra uova, bagels e burgers, spesso il brunch è l’occasione per servire piatti della propria tradizione nazionale, rivisitati o “remixati” per l’occasione. Abbiamo già parlato delle paste fredde, ma nei locali italiani questi menu si sono arricchiti di torte salate, di insalate mutuate dalla tradizione siciliana come quelle con arance e olive, frittate, polpette (anche vegetariane)… Le idee non ci mancano!